La categoria di autore implicito viene proposta da Wayne Booth [1961] quale immagine etico-ideologica dell'autore (costruendo questo suo secondo io, l'autore costruisce il suo lettore, il lettore implicito, e la lettura più riuscita è quella in cui le persone costruite di autore e lettore raggiungono un completo accordo, cfr. Pugliatti [1985: 90-101]); viene sviluppata da Wolfgang Iser [1972], [1976/1984] (il quale però punta soprattutto sulla 'figura' corrispondente dalla parte del destinatario e cioè sul lettore implicito) quale strategia testuale, "forma vuota" strutturata e strutturante; viene ripresa da Seymour Chatman [1978] il quale sottolinea che l'autore implicito stabilisce le norme della narrativa, "ma l'insistenza di Booth nell'affermare che si tratta di norme morali" non è necessaria: "Le norme sono codici generali culturali" (Chatman [1978/1981: 156]), e l'autore implicito "è un principio strutturale" (ivi: 157): le tesi di Chatman appaiono come una sintesi delle tesi di Booth e di Iser (del resto l'aspetto culturale e ideologico è ben presente in Iser: è la questione della Leerstelle che si pone sull'asse paradigmatico della lettura, è quel tipo di blank che scardina le norme del  Repertoire); inoltre, mi sembra che merito di Chatman sia quello di riprendere l' "espressione felicemente coniata da Booth" di "narratore inattendibile" ("Ciò che rende un narratore inattendibile è il fatto che i suoi valori divergono notevolmente da quelli dell'autore implicito", ivi: 156), e di sottolineare che vi "è sempre un autore implicito, sebbene non possa esservi un vero singolo autore nel senso comune del termine" ("la narrativa può essere stata composta da una équipe (i films di Hollywood), o da un gruppo disparato di persone nel corso di un lungo periodo di tempo (molte ballate popolari)", ivi: 157). A queste riflessioni bisogna senz'altro aggiungere la tesi di Bachtin il quale ha distinto (tengo presente Ponzio [1992]) fra "autore-creatore" e "autore-uomo": "il primo è l'unica fonte dell'energia produttrice della forma artistica ed è inseparabile dall'opera; il secondo è un soggetto biografico extra-artistico, rispetto al quale l'opera è del tutto indipendente [...]" (Ponzio, ivi: 54); insomma "l'autore è interamente nel prodotto creato, ed è soltanto nella sua opera che noi dobbiamo cercarlo" (ivi: 53). - Per l'inserimento di questa categoria nel modello della comunicazione narrativa, cfr. Lanza [1998: 121-125]. Per una "archeologia" della presenza del "fantasma del lettore", in diverse teorie che si sviluppano in una linea semiotico-strutturale e in una linea ermeneutica, cfr. Eco [1987: 31-36] e [1990: 72-21]; cfr. anche Pugliatti [1985]. - I contributi di Eco e di Iser mi sembrano, i più importanti e decisivi. Le categorie elaborate dai due studiosi, appunto Autore Implicito e Lettore Implicito, Autore Modello e Lettore Modello, coincidono per quanto riguarda la chiara natura di costrutti inscritti nel testo, ed in questo senso mi riferirò nel corso dei saggi di questa sezione della mia Homepage alle categorie di Iser come equivalenti a quelle di Eco, e viceversa. Su un punto è possibile tuttavia distinguerle: Eco (cfr. in particolare Eco [1994]) sottolinea che l'Autore Modello si manifesta soprattutto come strategia discorsiva, segni sulla superficie del testo. Per Iser, invece, la strategia complessiva dell'Autore Implicito si realizza anche sulla superficie del testo, ma non solo: essa presuppone il punto di vista dei personaggi, del plot, della Leserfiktion (cfr. Lanza [1998: 124, nota 38]).

 

 

 

 

 

Repertoire:  bene riassume Cesare Segre: "Il repertorio raccoglie tutti gli elementi della realtà extra-testuale presenti nel testo: si tratti di riferimenti ad altri testi, o alla cultura in genere, oppure di norme sociali." (Segre [1987: 144]) Su questo concetto e sulla teoria del blank di Iser cfr. Lanza [1998: 114-131].

 

 

 

Booth, Wayne C.

[1961] The Rhetoric of Fiction, The Univ. of Chicago Press, Chicago.

 

Chatman, Seymour

[1978] Story and Discourse, Cornell Univ. Press, Ithaca-London; trad. italiana: Storia e discorso. La struttura narrativa nel romanzo e nel film, Pratiche, Parma 1981.

 

Eco, Umberto

[1987] Streit der Interpretationen, Universitätverlag, Konstanz.

 

[1990] I limiti dell'interpretazione, Bompiani, Milano.

[1994] Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani, Milano (versione italiana di: Six Walks in the Fictional Woods, Harvard University, Norton Lectures 1992-1993).

Iser, Wolfgang

[1972] Der implizite Leser. Kommunikationsformen des Romans von Bunyan bis Beckett, Fink, München (2. Auflage: 1979).

 

[1976] Der Akt des Lesens. Theorie ästhetischer Wirkung, Fink, München (Zweite, durchgesehene und verbesserte Auflage: 1984; ulteriori ristampe: 1990, 1994).

 

Lanza, Giovanni

[1998] "Porrait être continué...". La poetica dell' "opera aperta" e Les Faux-Monnayeurs di André Gide, Peter Lang, Frankfurt am Main.

 

Ponzio, Augusto

[1992] Tra semiotica e letteratura. Introduzione a Michail Bachtin, Bompiani, Milano.

 

Pugliatti, Paola

[1985] Lo sguardo nel racconto. Teorie e prassi del punto di vista, Zanichelli, Bologna.

 

Segre, Cesare

[1987] Introduzione a: W. Iser, L'atto della lettura. Una teoria della risposta estetica, Il Mulino, Bologna (traduzione  di: W. Iser The Act of Reading. A Theory of Aesthetic Response, The Johns Hopkins University Press, Baltimore (a sua volta traduzione di Iser [1976]).