Il concetto di enciclopedia (cfr. Eco [1975: 140-182], [1979: 11-26], [1984: 55-140]) si inserisce nella problematica del significato (di un termine, di una frase, di un discorso, di un testo), nella problematica, cioè, del Meaning of Meaning, nel dibattito su una semantica in forma di dizionario e una semantica, appunto, in forma di enciclopedia. Qui accenno solo a due punti. In primo luogo, come Eco [1990: 127] ha sottolineato, la nozione di enciclopedia è "traduzione più ricca e flessibile di quella di codice". Vale a dire, qui è in gioco il passaggio da una semiotica dello scambio eguale (cfr. Ponzio [1988]), della uguaglianza, garantita da un codice/dizionario, di significante e significato, ad una semiotica della interpretazione, fondata sulla teoria di Peirce dell'interpretante e dell'inferenza, interpretazione stimolata, e regolata al tempo stesso, da quell' "insieme registrato di tutte le interpretazioni", da quella "libreria delle librerie, dove una libreria è anche un archivio di tutta l'informazione non verbale in qualche modo registrata, dalle pitture rupestri alle cinetiche" (Eco [1984: 109]), che è appunto l'enciclopedia. In secondo luogo, la nozione di enciclopedia è centrale nella proposta di una semiotica testuale che si apra ad una pragmatica del testo, proposta già presente in nuce in Opera aperta: infatti nel capitolo introduttivo di The Role of the Reader. Explorations in the Semiotics of Texts (Indiana U.P., Bloomington e Hutchinson, London, 1981; questo testo corrisponde, ma non completamente, a Lector in fabula, 1979; leggo il capitolo in traduzione tedesca, Eco [1989: 190-245]) Eco dice: "[...] setzte Die Poetik des offenen Kunstwerkes ein Problem der Pragmatik voraus. Ein 'offener' Text kann nicht als eine Kommunikationsstrategie beschrieben werden, wenn die Rolle seines Empfängers (des Lesers von Worttexten) im Moment seiner Erschaffung als Text nicht ins Auge gefaßt wird. Ein offener Text ist ein herausragendes Beispiel eines syntaktisch-semantisch-pragmatischen Kunstwerkes, dessen vorgesehene Interpretation Teil seines generativen Prozesses ist" (ivi: 190).

   Entrambi i punti cui ho accennato trovano la loro ragion d'essere più profonda nel ruolo sempre più decisivo che il pensiero di Charles Sanders Peirce svolge nello sviluppo della teoria semiotica di Eco: "[...] man kann erkennen, daß Peirces Denken für mich immer wichtiger geworden ist", così Eco nellla premessa all'edizione tedesca del Trattato di semiotica generale (Semiotik. Entwurf einer Theorie der Zeichen, Übersetzt von Günter Memmert, Fink, München 1987, p. 12). Non mi pare esatto quanto scrive Oehler [1993: 148], e cioè che i "Grundbegriffe" della "Peircesche Zeichentheorie" "als Elemente der strukturalistischen Semiotik bei Umberto Eco (La struttura assente, 1968; dt. 1972: Einführung in die Semiotik) [...] begegnen"; già per La struttura assente le cose non sono così semplici, ma il punto più importante è che Eco ha scritto altri libri dopo La struttura assente (Trattato di semiotica generale, 1975, Lector in fabula, 1979, Semiotica e filosofia del linguaggio, 1984, I limiti dell'interpretazione, 1990), testi dei quali, peraltro, esistono traduzioni tedesche, e a proposito dei quali è veramente molto difficile parlare di "semiotica strutturalistica".

 

 

 

 

 

Eco, Umberto

[1968] La struttura assente, Milano, Bompiani. Autorisierte deutsche Ausgabe: Einführung in die Semiotik. Fink, München 1972.

 

[1975] Trattato di semiotica generale, Bompiani, Milano.

 

[1979] Lector in fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, Bompiani, Milano.

 

[1984] Semiotica e filosofia del linguaggio, Einaudi, Torino.

[1989] Im Labyrinth der Vernunft. Texte über Kunst und Zeichen, Reclam, Leipzig.

[1990] I limiti dell'interpretazione, Bompiani, Milano.

 

Oehler, Klaus

[1993] Charles Sanders Peirce, Beck, München.

 

Ponzio, Augusto

[1988] Von der Semiotik des gerechten Tauschs zu einer Kritik der Zeichenprozesse, in "Zeitschrift für Semiotik", 1-2, pp. 33-44.