Il concetto di Interpretante proviene dalla semiotica di Charles Sanders Peirce.

 

A sign, or representamen, is something which stands to somebody for something in some respect or capacity. It adresses somebody, that is, creates in the mind of that person an equivalent sign, or perhaps a more developed sign. That sign which it creates I call the interpretant of the first sign. The sign stands for something, its object. It stands for that object, not in all respects, but in reference to a sort of idea, which I have sometimes called the ground of the representamen. (Collected Papers, 2.228)

 

   L’interpretante è  “il segno sostitutivo di un altro segno, cioè quello che ne determina il significato, che lo interpreta appunto, che gli permettere di sussistere come segno" (Ponzio [1982: 81]).

 

   Peirce (CP: 8.343) individua tre livelli dell’Interpretante: l’Interpretante Immediato, “i.e. the Interpretant represented or signified in the Sign”; l’Interpretante Dinamico, "or effect actually produced on the mind by the Sign”; l’Interpretante Finale (o Logico, o Normale), “or effect that would be produced on the mind by the Sign after sufficient development of thought”.

 

   Un segno è qualcosa che sta per qualcos'altro. Questo “qualcos’altro”, cioè l’oggetto per cui sta il segno, viene distinto da Peirce (ivi) in Oggetto Immediato, “or the Object as the Sign represents it”, e Oggetto Dinamico, or really efficient but not immediately present Object”.

 

   Per indicazioni più approfondite si veda Segno e semiosi in A Survey of Pragmaticism di Charles Sanders Peirce. La mia interpretazione di Rayuela presuppone la conoscenza di questo testo.

 

 

 

 

Ponzio, Augusto

[1982] Spostamenti. Percorsi e discorsi suul segno, Adriatica, Bari.